La ginnastica posturale può far calare la pancia?

Se ha cominciato a leggere questo articolo, probabilmente il tuo problema, come di tanti al giorno d’oggi, è il grasso localizzato a livello dell’addome, la ciccetta del giro vita, le maniglie dell’amore … o, diciamolo senza girarci tanto intorno, hai la pancia!

urlo

Avrai sicuramente già setacciato il web alla ricerca degli esercizi più adatti a risolvere il tuo problema, ma vediamo di fare chiarezza e soprattutto dare delle motivazioni scientifiche a cosa va fatto e cosa no.

Esistono esercizi che fanno calare la pancia?

Inutile credere a falsi miti! La dura realtà è questa: gli accumuli di grasso stanno sopra la parete addominale, nascondendo alla vista la tanto desiderata tartaruga.

La tartaruga di scolpisce a tavola! Il dimagrimento localizzato non esiste! Bisogna ridurre la percentuale di grasso totale!

La notizia buona è che è possibile fare, entro certi limiti dei lavori mirati. Tradotto in parole povere: se mangi bene e ti alleni, è possibile fare un lavoro di definizione mirato a una zona specifica, che ottimizzerà l’eliminazione di grasso dall’addome, ma se ti strafoghi di birra e patatine fritte non c’è niente da fare nemmeno se in palestra fai tutto il possibile e anche l’impossibile!

Troppo scoraggiato per leggere oltre? Ma no, dai! Ecco cosa devi fare!

Per essere in linea, allinea il bacino

Vediamo innanzitutto come la postura può farti sembrare più o meno panciuto!

la pancia dipende dal rapporto tra diaframma e bacino

Se il bacino non è nella posizione corretta, gli organi che sono contenuti al suo interno vengono spinti verso l’esterno fino ad appoggiarsi contro la parete addominale, tenendola tesa e gonfia. Quando la gabbia toracica è bella verticale sul bacino, l’addome scende giù dritto come una scogliera e la pancia rimane piatta. Per essere completamente sinceri, rimane più o meno piatta a seconda di quanta ciccia c’è appoggiata sopra! Ma se il bacino si inclina in avanti, o la gabbia toracica indietro, o peggio ancora avvengono le due cose contemporaneamente, l’addome sporgerà in avanti anche se non avete un filo di grasso!

Inoltre, questa postura, crea fastidiosi ristagni, perchè ostacola la circolazione. Se aggiungiamo un diaframma che non lavora bene, privando l’intestino del suo naturale massaggio quotidiano, possiamo avere anche difficoltà a digerire e fermentazioni intestinali che provocheranno ulteriore gonfiore.

Tutto questo senza considerare cosa succede a livello biomeccanico sulla colonna vertebrale! Come puoi facilmente immaginare, ovviamente nulla di buono, ma non è l’argomento di questo articolo!

Quindi, prima ancora di cominciare a seguire un programma di allenamento mirato al dimagrimento, bisogna correggere la postura! Questo da un lato ti preparerà ad affrontare l’allenamento senza rischi per la schiena e dall’altro avrà l’effetto estetico di diminuire la pancia, anche se a livello di composizione corporea e di riduzione della massa grassa non sarà ancora cambiato niente.

Non è facile inserire lavori di questi tipo in una normale scheda di allenamento, perchè all’inizio possono risultare difficili da fare da soli. Puoi cominciare comunque a metterti alla prova con gli esercizi che trovi descritti nell’ articolo “Diaframma e Postura”.

Inoltre, cerca di regolare la tua alimentazione, meglio se facendoti seguire da un professionista. In questo modo, sarai seguito anche da un punto di vista motivazionale, eviterai di soffrire troppo la fame e preserverai la massa magra, che sarà la base dei miglioramenti successivi.

Esistono esercizi per far calare la pancia?

Per quanto riguarda l’attività fisica, programma un percorso a lunga scadenza e diffida di chi ti promette tutto e subito. In un primo periodo (circa un paio di mesi), devi creare una buona base di partenza: orientati su un lavoro cardio calibrato sulle tue pulsazioni a riposo e su una preparazione fisica generale. In questo caso sono ottimi i lavori a circuito.

Dopo questo periodo puoi introdurre un lavoro più mirato per cambiare la composizione corporea, bruciando grasso e costruendo nuovo muscolo. L’ideale è un lavoro sulla forza e il modo migliore per farlo è lavorare con sovraccarico, quindi con i pesi. Il grosso del tuo allenamento deve dedicarsi ad esercizi base, ovvero quelli che fanno lavorare tanti muscoli contemporaneamente, come lo squat, gli affondi, gli swing, gli stacchi e i plank. Questi esercizi, mettendo in moto tutto il corpo, danno un segnale di attivazione molto potente, che determina il rilascio di tutta una serie di ormoni che hanno effetto lipolitico, cioè preparano il corpo a smantellare le riserve di grasso e preparasi all’azione! Terminati questi esercizi puoi introdurre una parte di definizione sull’addome.

Terminato anche questo periodo (all’incirca altri due mesi), potrai anche abbandonare l’allenamento cardio, a meno che non ti sia appassionato e lo faccia per puro piacere, e limitarti ad alternare pesi e circuiti.

esercizi per la pancia con i pesi

 

 

Diaframma: come influenza la nostra postura?

Il diaframma è uno dei muscoli più profondi del corpo umano, e siccome non è visibile ad occhio nudo, spesso viene trascurato nelle normali sedute di allenamento in palestra. Tuttavia è importantissimo per il nostro benessere.

Cosa fa il diaframma?

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Innanzitutto ci permette di respirare! E’ il suo continuo alternarsi di contrazione e rilassamento che fa entrare l’aria nei nostri polmoni durante l’inspirazione e la fa uscire durante l’espirazione. Nella sua funzione respiratoria il diaframma è completamente indipendente. Per fortuna nessuno di noi deve ricordarsi di respirare: avviene tutto in maniera involontaria per circa 12-16 volte ogni minuto della nostra vita! E’ comunque possibile intervenire volontariamente sull’attività contrattile del diaframma, modificando ad esempio la frequenza degli atti respiratori o la loro profondità.

Trovi una bella animazione in 3D in questo video!

Scopri perchè allenare questo muscolo ti aiuterà a vivere meglio!

inspirazione

Già questo dovrebbe bastarci per decidere di allenare il diaframma con la stessa attenzione con cui alleniamo bicipiti e tricipiti, ma quanto abbiamo visto fin qui è solo una delle funzioni di questo muscolo!

Normalmente, quando il diaframma si contrae, scende verso il basso, premendo sui visceri e spingendoli verso l’esterno. Questo causa l’espansione della pancia. Quando questo meccanismo si inceppa, il diaframma rimane contratto, quindi in basso, comprimendo costantemente tutti gli organi della cavità addominale, che così perdono la loro motilità naturale. Ciò può causare problemi all’apparato digerente, come la cattiva digestione, il reflusso o l’intestino pigro, o agli organi genitali e urinari, causando, nei casi più gravi, problemi di incontinenza e prolasso.

Se il diaframma perde la sua elasticità, per creare il sottovuoto necessario a risucchiare l’aria dentro i polmoni, il nostro corpo cercherà di espandere la gabbia toracica verso l’alto, elevando spalle, clavicole e costole. Questo permette di continuare a respirare normalmente, e quindi di sopravvivere, ma affatica notevolmente il muscoli del colo e delle spalle, che non sono nati per un lavoro lento e prolungato. Ecco che allora compaiono dolori al trapezio, nei movimenti di rotazione della testa, mal di testa muscolotensivi e così via.

Cos’altro fa il diaframma?

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La seconda funzione del diaframma, è di tipo posturale, e consiste nello di stabilizzare la zona lombare attraverso la creazione della giusta pressione intra-addominale. In questa funzione è coadiuvato da altri muscoli, come addominali e pavimento pelvico, con i quali forma il famoso “core”. Questo complesso di muscoli che si attivano in maniera sincronizzata crea una sorta di naturale bustino di sostegno per la nostra schiena. Quando il diaframma si contra e scende, gli addominali e il pavimento pelvico rispondo contraendosi a loro volta e questo crea un blocco compatto a livello dell’addome. Tale sostegno permette alla colonna vertebrale di mantenere le sue curve fisiologiche.

E’ quello che facciamo istintivamente ogni volta che facciamo uno sforzo, ed è indipendente dalla respirazione: possiamo farlo anche restando in apnea. E’ un’azione naturale e i bambini piccoli la imparano molto presto. Quando il bimbo comincia a sollevare e muovere le braccia e le gambe, significa che ha imparato a creare la giusta pressione intra-addominale. Man mano che la perfeziona sarà poi in grado di mettersi a sedere e infine di camminare. Se ci “dimentichiamo” questa attivazione, aumenterà il carico a cui sono sottoposte le vertebre lombari, con il rischio di causare scivolamenti (spondilolisi e spondilolistesi), protrusioni o ernie.

Muscoli del core: addominali, multifido, diaframma, pavimento pelvico

Non c’è due senza tre!

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La terza cosa che deve saper fare il nostro diaframma è combinare assieme le due funzioni che abbiamo vista prima, permettendoci di stabilizzare la schiena anche mentre respiriamo. Questa terza capacità è importantissima per gli sportivi, a cui sono richiesti grandi sforzi, per periodi di tempo anche molto lunghi. Sport di forza esplosiva, come i salti, il sollevamento pesi o la ginnastica, richiederanno la capacità di creare una grande pressione addominale per poco tempo. Sport più orientati alla resistenza, come la corsa o il nuoto, richiederanno la capacità di creare meno pressione, ma per un tempo più lungo. L’attività del diaframma dovrà quindi essere proporzionata allo sforzo, ma sempre presente per salvaguardare la salute dagli atleti.

Cosa può compromettere il funzionamento del diaframma?

Purtroppo, anche il diaframma, come tutti gli altri muscoli del nostro corpo, può andare incontro a rigidità, chiamate retrazioni in termine tecnico, che gli impediscono di lavorare come dovrebbe. La causa di queste retrazioni può essere

  • un trauma, ad esempio una forte botta sullo sterno, come avviene in un incidente stradale contro la cintura di sicurezza,
  • una problematica respiratoria, come l’asma allergico o una bronchite che fa tossire a lungo, o
  • lo stress. Eh, si, purtroppo anche lo stress! E questo avviene sia con un grande stress, come un grande spavento, un lutto o una separazione, ma anche con uno stress piccolo ma protratto nel tempo, come può essere trovarsi male sul posto di lavoro, essere in periodo di esami all’università, avere delle scadenze urgenti da rispettare assolutamente.

Il mio diaframma funziona bene?

Anche se non puoi vedere direttamente il muscolo che si muove, puoi fare questo semplice test per capire se il tuo diaframma funziona bene:

posiziona le tue mani attorno alla parte più bassa della gabbia toracica, dove finiscono le costole e comincia la pancia, come illustrato nella foto.

Posizione delle mani per il test (fronte)

Posizione delle mani per il test (retro)

Testa la funzione respiratoria

Inspira profondamente e espandi l’addome in maniera tridimensionale: devi sentire la pressione contro i tuoi pollici, posteriormente, contro i palmi delle mani, lateralmente e in avanti la pancia si deve gonfiare sotto le tue dita. L’addome deve prendere la forma di un cilindro, il più liscio possibile. Non ci devono essere six pacs in evidenza e non devi risucchiare l’ombelico in dentro. Se riesci a fare questo la funzione respiratoria del diaframma è ok.

Testa la funzione posturale

Ora lascia uscire un po’ di aria. Sentirai che l’addome si sgonfia un po’. Dopo questa breve espirazione rimani in apnea e ricrea la pressione contro le tue mani, contraendo attivamente il diaframma per farlo scendere. Dovresti riuscire a ricreare la stessa espansione che riuscivi a fare facendo entrare l’aria. Se riesci a fare anche questo, anche la funzione posturale del diaframma è ok.

Testa le due funzioni contemporaneamente

Infine, riprendi a respirare cercando di mantenere la pressione contro le tua mani sia quando l’aria entra che quando l’aria esce. L’addome deve rimanere sempre teso e a forma di cilindro. Se riesci a mantenere la pressione e respirare contemporaneamente, allora il tuo diaframma è davvero in forma!

Un buon diaframma deve permetterti di mantenere la pressione intra-addominale anche mentre respiri, parli, ti muovi e via dicendo.

Quando non è in grado di fare questo, il tuo corpo dovrà scegliere se farti respirare o sostenere la tua schiena. Siccome respirare è indispensabile alla sopravvivenza, generalmente viene a mancare la funzione posturale del diaframma, ed ecco che si spalancano le porte a dolori e infortuni.

Il dolore lombare che compare dopo una mezz’oretta di attività fisica, come ad esempio una corsa, una lezione in palestra, o una gita in bicicletta è proprio dovuto a questo meccanismo. Il diaframma è poco allenato e man mano che si stanca non è più in grado di assolvere a due compiti contemporaneamente (farti respirare e dare stabilità alla zona lombare) e deve scegliere uno solo dei due. Così tu continuerai a respirare, ma cambierà il modo di lavorare della schiena e i carichi verrano distribuiti in modo non ottimale, sollecitando troppo alcune zone che cominceranno a infiammarsi.

La buona notizia è che si può rieducare la funzione posturale del diaframma! Non è un lavoro semplicissimo, ma nemmeno troppo difficile. Necessità però di un ambiente tranquillo dove allenarsi, in modo che ti possa concentrare su quello che stai facendo e cominci a sentirti invece che guardarti. Un personal trainer specializzato in materia sarà sicuramente la tua guida fidata in questo percorso di crescita personale.

Primo passo per allenare il diaframma: impara l’auto-massaggio.

Autotrattamento diaframma in squadra Mezieres

Posizionati in prima squadra Mezieres, quindi con la schiena a terra e la gambe sul muro

Posiziona la mano destra sulla gabbia toracica, in modo le che dita sporgano leggermente oltre le costole. Inspira, e quando senti che la pancia comincia a gonfiarsi, scivola con la mano verso l’addome, portando con te un po’ di pelle.

Espira, mantenendo gli addominali rilassati, e piega le dita della mano, infilandoti all’interno della gabbia toracica. Rimani agganciato con la mano in questa posizione e riprendi a respirare con la pancia, mantenendo la pressione della mano.

In questo modo, ogni volta che il diaframma scende verrà massaggiato dalla tua mano e pian piano ritroverà la sua elasticità.

Fascia e postura

Negli ultimi tempi si sente sempre più parlare di fascia, tessuto fasciale, release fasciale, massaggio della fascia, allenamento fasciale e così via. Sarà solo una moda passeggera o sarà il futuro del mondo del wellness?

Per comprendere meglio l’argomento, cominciamo innanzitutto imparando a conoscere questo tessuto, che secondo alcuni ricercatori costituisce un vero e proprio organo a sè stante.

Che cosa è la fascia

La fascia, o tessuto fasciale, è il nostro riempimento. Ovvero tutto quello che riveste gli organi, le ossa e i muscoli, e riempie tutto lo spazio che non è occupato da altro, dandoci di fatto la forma che abbiamo.

Pensate ad una arancia e a tutte le parti bianche che la compongono: ce ne sono sotto la buccia, al centro, avvolte attorno agli spicchi e anche all’interno dei singoli spicchi, anche se non sono più visibili a occhio nudo. L’arancia senza pelliccina bianca non avrebbe la forma sferica che ha, ma sarebbe una piccola pozzanghera di spremuta, liquida e senza forma.

Per approfondire puoi guardare questo video:

Anche noi senza fascia non staremmo in piedi: le ossa si accascerebbero su se stesse e i muscoli sarebbero appesi da un’estremità all’altra come tante piccole amache. E’ infatti la fascia che li tiene tesi, come le cime di una barca fanno con le vele, permettendogli di agganciarsi sulle ossa. Il muscolo, infatti, non si inserisce mai direttamente sull’osso, ma è il suo rivestimento, la fascia appunto, che si restringe, forma il tendine e si attacca all’osso.

La fascia si dispone in vari strati, più profondi e più superficiali, che scorrono uno sull’altro per permettere i nostri movimenti. Almeno fino a quando tutto funziona come dovrebbe!

Alterazioni della fascia

Anche la fascia, come tutti i tessuti del nostro corpo, può andare incontro ad alterazioni del suo stato di salute! In questi casi, si formano delle zone più dense e appiccicose, in cui i vari strati di fascia non sono più in grado di scorrere uno sull’altro e rimangono attaccati, rendendo i movimenti più difficili o addirittura impossibili. E’ come se ti rovesciassi la marmellata sulla camicia: la camicia diventa appiccicosa e man mano che la marmellata si asciuga quella zona diventa rigida. Nella zona macchiata il tessuto sarà tutto stropicciato e rugoso, mentre altrove risulterà più teso del normale.

Fascia come tuta aderente

Relazioni tra tessuto fasciale e resto del corpo

La fascia è riccamente innervata, da 6 a 10 volte più dei nostri muscoli, ed è in continua comunicazione con il nostro cervello, cioè con il nostro sistema nervoso. All’estremità opposta, il cervello è sempre in ascolto delle informazioni provenienti dalla fascia, dette informazioni cinestesiche, le analizza e risponde con degli impulsi ai muscoli, generando movimento. Sistema nervoso e sistema fasciale sono sempre in connessione, ed è impossibile separarli. Questo è un bene, perchè più informazioni arrivano dalle varie parti del corpo, più questo si crea un’immagine precisa del corpo e riesce a produrre un movimento armonico e fluido. Se il movimento è compromesso o limitato, le terminazioni nervose di quella zona non saranno stimolate abbastanza, quindi non manderanno informazioni al cervello, che smetterà di muovere quella parte. Si instaura così un circolo vizioso, che si può interrompere solo ripristinando il movimento.

Cervello

La fascia è anche collegata al sistema linfatico e a quello digerente. Quando mangiamo, il cibo viene scomposto, assimilato nell’intestino e da lì arriva nel sangue, che lo distribuisce dove serve. I vari nutrienti, però, non entrano direttamente dal sangue alle cellule, ma devono attraversare una piccola zona di tessuto fasciale, che si trova tra capillare e membrana cellulare.  Se la fascia è rigida, i nutrienti faranno più fatica a passare. E’ come se, andando al lavoro in autobus, la parte di percorso che ti facesse perdere più tempo fosse il tratto dalla fermata dell’autobus alla porta dell’ufficio. Lo stesso succede con quanto esce dalle cellule, ovvero le scorie! Se il passaggio attraverso la fascia è difficoltoso, i liquidi non circolano bene. Si rischia  quindi che le tossine, anzichè tornare nel circolo linfatico ed essere espulse, rimangano intrappolate nei tessuti, portandoci lentamente all’intossicazione.

Alterazioni della postura

Tutti noi abbiamo delle preferenze per quanto riguarda il movimento. Non mi riferisco al fatto che qualcuno ama il calcio e qualcuno la pallavolo, ma al fatto che qualcuno è destro e qualcuno è mancino, qualcuno preferisce girarsi a destra e qualcuno a sinistra, qualcuno affronta uno scalino con il piede destro e qualcuno con il sinistro.

Sono preferenze innate, che dipendono dalla relazione tra fascia e cervello che abbiamo visto prima. Tutte queste preferenze si trasformano pian piano in abitudini. Le abitudini diventano delle posture. La fascia si modifica per adattarsi meglio alle nostre esigenze, e quindi alle nostre posture. Dove c’è più carico la fascia diventa più spessa, per essere più resistente. Quando è richiesta una grande ampiezza dei movimenti la fascia rimane più elastica. E così via. Piccole alterazioni sono naturali, ma quando diventano eccessive le ossa vengono pian piano spinte o tirate in direzioni anomale e si allontanano dalla loro sede ideale. I movimenti diventano difficili e possono comparire dolori.

Immagina di indossare una maglietta un po’ piccola: se la tiri in avanti per coprirti la pancia salirà sulla schiena. Se dietro la infili nei pantaloni, davanti ti scoprirai la pancia. La soluzione non è certo comprimerti su te stesso per diventare più piccolo! Va cambiata la maglietta! La bella notizia è che è possibile modificare la maglietta (la nostra fascia) tramite l’allenamento e renderla elastica come le moderne magliette tecniche ultra performanti che usano gli sportivi!

Come si allena la fascia

Per un allenamento specifico sulla fascia si utilizzano movimenti elastici e poco faticosi, alternando fasi di allungamento a fasi di rilascio. Pensa a un ballerino che piega le gambe prima di spiccare un salto, alla leggerezza del suo atterraggio. Quello è un movimento fasciale. Ma pensa anche a un tennista che carica indietro il braccio prima di colpire la palla. Quello è un movimento fasciale. Slanci, oscillazioni e molleggi sono sempre presenti nell’allenamento per la fascia. Cambi di ritmo, accelerazioni, decelerazioni, movimenti in direzioni diverse. L’allenamento è sempre vario e diversificato, per stimolare la fascia in tanti modi diversi e renderla plastica. Anche il massaggio con i rulli, tanto di moda recentemente, è uno dei modi per allenare la fascia (attenzione: uno, non l’unico modo, come sostiene qualcuno!)

Massaggio della fascia con i rulli

L’unica accortezza che devi avere è sui tempi di recupero: il tessuto fasciale ha dei tempi di recupero più lunghi rispetto al muscolo. Quindi aspetta un paio di giorni tra un allenamento specifico e l’altro e non caricare troppo nel giorno successivo all’allenamento fasciale. Ad esempio, se sei uno sportivo agonista, è meglio non fare un allenamento di questo tipo il giorno prima della gara.

Stretching

Vediamo qualche esempio pratico:

  • Inserisci una seduta alla settimana di lavoro sulla fascia come propedeutico al tuo normale allenamento. Questo ti permetterà di migliorare la mobilità e riuscirai ad eseguire meglio dei gesti tecnici. Ad esempio: se migliori la mobilità delle anche, riuscirai a fare meglio lo squat
  • Utilizza esercizi fasciali per lavorare in maniera specifica sulle componenti elastiche nelle fasi di riscaldamento o di stretching finale, lasciando invariata la parte centrale del tuo normale allenamento.
Trovi un esempio di allenamento fasciale in questi video:

Corsa e postura: 3 consigli per evitare gli infortuni dei runners

La corsa è uno dei modi più facili per fare un po’ di attività fisica. Spesso, quando vogliamo buttar giù qualche chilo, indossiamo le scarpe da ginnastica e usciamo di casa armati di buona volontà per cominciare il nostro allenamento. Niente di più facile … o almeno così sembrerebbe!

Runner che si prepara alla corsa

Forse non sai che …

… diversi studi scientifici dimostrano che il 70% dei corridori amatoriali si infortuna almeno una volta l’anno!

Più dell’80% degli infortuni si verifica in una zona compresa tra il ginocchio e il piede e la causa sembra essere una pronazione eccessiva del piede durante la corsa. L’arco plantare invece che sostenere il piede e svolgere la sua naturale funzione di ammortizzatore, crolla verso il basso e tutto il carico si sposta sulla parte interna della gamba.

Altri infortuni, invece, sono causati da uno squilibrio a livello della muscolatura del bacino, che porta a poca mobilità nelle anche e a poca stabilità a livello lombare. Fanno parte di questo gruppo la sindrome femoro-rotulea o le infiammazioni della bandelletta ileotibiale, la lombalgia e la lombosciatalgia.

Tutti queste problematiche possono verificarsi in seguito ad un infortunio, come una semplice distorsione alla caviglia, quando gli allenamenti vengono ripresi prima che il recupero sia completo, ma anche per il semplice sovraccarico che la corsa impone sul corpo.

In questi casi i dolori sembrano provenire dal nulla e compaiono in maniera progressiva e graduale, ma un bravo personal trainer riuscirà a “leggere” le reali cause nella tua postura.

Se vuoi approfondire questi aspetti, guarda questo breve video:

E’ quindi evidente che prima dell’allenamento specifico per la corsa va sempre svolto un lavoro più specifico sulla postura, che va migliorata a livello globale.

Ecco i nostri consigli per cominciare a stare meglio subito:

1. Migliora la postura del busto

L’obiettivo di questo lavoro è quello di portare la gabbia toracica ben allineata sul bacino, perché solo in questa posizione tutti i muscoli del tronco sono in equilibrio tra di loro e la colonna vertebrale mantiene le sue curve fisiologiche. Alterare anche una sola di queste curve dimezza la capacità di carico della nostra schiena e rappresenta l’anticamera di diversi dolori, primo tra tutti la lombosciatalgia da ernia o protrusione discale. Due ottimi esercizi per fare questo sono la seconda squadra Mezieres e il roll up – roll down a parete, che ora ti insegno a fare.

Roll up - roll down a parete

Posizionati con la schiena a terra o su un rollfoam, gambe e ginocchia piegate a 90° e i piedi appoggiati al muro. Puntandoti sui piedi solleva il bacino e poi, espirando, srotola la colonna e scendi lentamente verso terra, cercando di appoggiare a terra (o sul rollfoam) una vertebra alla volta.

2. Inserisci, tra i tuoi soliti allenamenti di corsa, una seduta di core stability

La core stability è un allenamento per i muscoli del busto, sempre con un’attenzione particolare agli allineamenti della colonna vertebrale. Dopo che hai ristabilito i corretti allineamenti con la fase 1, si “insegni” ai muscoli a mantenerla in posizioni sempre più complesse, fino ad arrivare a mantenere la postura corretta durante il gesto tecnico specifico. In questo caso quello della corsa. Attenzione che una tartaruga ben evidente non è garanzia di una buona stabilità! Un lavoro di questo tipo interviene sui muscoli più profondi, che stanno sotto, direttamente a contatto con le vertebre. Primo tra tutti il diaframma. Un effetto collaterale estremamente piacevole è che un diaframma elastico, oltre a stabilizzare il busto, permette di respirare meglio e quindi migliorare le performance di resistenza nella corsa.

Scopri se il tuo diaframma funziona bene leggendo questo articolo.

Muscoli che intervengono nella respirazione3. Migliora la postura dell’arto inferiore

Un secondo lavoro posturale va fatto sul ri-allineamento dell’arto inferiore e sull’elasticità dei tessuti fasciali della gamba. La fascia, o tessuto miofasciale, rappresenta un grosso ammortizzatore, capace di incamerare energia elastica e poi rilasciarla nel momento opportuno. Quando il nostro corpo è elastico, è in grado di adattarsi agli impatti, deformandosi e tornando in posizione come una grande gelatina. Nella corsa viene sollecitato in modo particolare il sistema fasciale dei due arti inferiori. Un buon appoggio del piede permette di distribuire l’impatto in maniera omogenea su caviglia, ginocchio e anca. In più, si immagazzina energia elastica che verrà restituita nel passo successivo, rendendo la corsa più efficiente e meno faticosa.

Esercizio posturale Mezieres per migliorare l'appoggio del piede

Guarda questo video con dei semplici esercizi miofasciali che puoi inserire all’interno del tuo riscaldamento:

Una postura più armoniosa per migliorare il tuo aspetto

Tutto quello che ci accade si riflette sulla nostra postura. I traumi e le cadute, gli stili di vita che adottiamo e perfino le emozioni che proviamo. Pensa ad esempio a come si incurvano le spalle quando sei triste o a come irrigidisci i muscoli del collo quando sei arrabbiato. Praticamente tutto quello che ci succede ci allontana dall’allineamento ideale.
Mal di schiena

Non c’è niente di più sbagliato che rinforzare qualcosa di storto!

Anche quando ti alleni tutti i movimenti che fai hanno degli effetti sulla postura e se questa è già alterata per i motivi che abbiamo visto prima, peggiorerai la tua situazione.

In un corso di gruppo numeroso, difficilmente l’insegnante si preoccupa di osservare la postura dei propri allievi e nella sua lezione propone esercizi uguali per tutti. Ecco che in qualcuno di loro cominciano dolori in qualche articolazione. In altri la pancetta non cala nonostante i numerosi esercizi per gli addominali.

Serve un programma personalizzato e graduale.

L’unica soluzione che può risolvere definitivamente il tuo problema è capire che cosa ha alterato la tua postura, attraverso un’approfondita analisi posturale. In base a questo il tuo personal trainer selezionerà gli esercizi di cui hai più bisogno.

Non bisogna avere fretta, perché il cambio di postura deve avvenire gradualmente e non essere troppo invasivo.

Pensa a quando, da piccolo hai messo l’apparecchio per i denti. Periodicamente tornavi dal dentista a fartelo stringere fino a quando la correzione è stata completata. Lo stesso va fatto con la postura: esercizi via via più complessi e intensi fino a quando la correzione sarà completata.

Un allenamento solo, molteplici benefici.

Prima squadra Mezieres per migliorare la postura

Oltre alla sensazione di sollievo e alleggerimento che ricevono le tue articolazioni, potrai godere di benefici anche a livello puramente estetico:

  • spalle ben posizionate disegnano una bella linea del collo e mettono in evidenza il seno;
  • un bacino allineato riduce l’inestetica pancetta, spesso dovuta a un mal posizionamento degli organi interni;
  • un piede che appoggia in maniera corretta favorisce la circolazione e il ritorno venoso, aiutando a ridurre la cellulite.

… solo per fare alcuni esempi!

Mal di testa stagionale?

Ma di testaAndrea è un tipo sportivo. Ha da poco passato i 40 anni, ama giocare a calcio e fare movimento all’aria aperta, sia d’estate che d’inverno. La sua vita scorre tranquilla per tutto l’anno finché non arriva il cambio di stagione. E quello che spaventa Andrea non è fare il cambio degli armadi, ma le vertigini, che si presentano puntuali ogni passaggio tra autunno e inverno e tra inverno e primavera. Un fastidio costante per settimane, che lo costringe a irrigidire il collo, che comincia a far male, e a sospendere tutte le sue attività sportive o addirittura stare a casa dal lavoro. Poi, come per magia, tutto scompare fino alla stagione successiva.

Andrea viene da WellGym quest’inverno, dopo l’ennesimo cambio di stagione penoso. Alla stesura della TIMELINE compaiono subito diversi traumi nella zona cervicale: uno scontro durante una partita di calcio (trauma comune tra i portieri), un’incidente in bicicletta e uno in auto, un’altro colpo molto forte sulla testa quando era bambino (sembra lontano, ma aveva portato addirittura a una temporanea perdita di udito, quindi doveva essere davvero una bella botta!) e, per aggiungere altra rigidità alla zona, anche un’operazione di tonsillectomia.

La prima impressione che ho è che il collo di Andrea si compreso da una morsa di muscoli irrigiditi dai vari traumi e che questo irriti i vari nervi cervicali, causando le vertigini. In pratica, chiuso nella sua rigidità, il collo non riesce più ad adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente circostante.

Schiena piegataAnche all’ANALISI POSTURALE emergono i tipici compensi da catena traversa accorciata: gomito un po’ flesso, spalle in avanti, testa in avanti, leggera ipercifosi.
Con solo 4 lezioni di lavoro per detensionare la catena traversa riusciamo a riequilibrare la muscolatura. Bisogna anche ammettere che Andrea è bravo e fa sempre gli esercizi che gli lascio da fare a casa ( 5 minuti al giorno)! Ci lasciamo una seduta di controllo dopo 15 giorni per rifinire gli ultimi dettagli e poi … non ci resta che attendere il nuovo cambio di stagione. Con l’unica accortezza di fare subito gli esercizi a casa se sente che per lo stress o per il lavoro al PC la cervicale ricomincia a irrigidirsi.

Arriva la primavera (anche se quest’anno, per ora, lascia un po’ a desiderare) e Andrea nemmeno se ne accorge. E non perché continua a piovere (purtroppo), ma perchè questa volta le solite vertigini non si sono ripresentate!

Liberati dai dolori cervicali senza farmaci

Da giorni quel fastidioso dolorino al collo non ti lascia in pace? Stacchi finalmente dal lavoro e, mentre ti dirigi verso casa, ti contorci nella tua auto nella speranza che sparisca? Non riesci a trovare una posizione comoda per lavorare al computer? Dopo poche ore passate alla scrivania ti alzi con un fastidioso cerchio alla testa?

E cosa fai?

Metti un bel cerotto antinfiammatorio o prendi un paio di pastiglie. Quindi spendi soldi in medicine e intossichi il tuo organismo! Dopo una mezz’oretta ti sembra di stare meglio … o almeno credi!

Invece hai solo peggiorato la situazione!

Il dolore che senti è un segnale che ti manda il corpo per farti capire che qualcosa non va.  Se lo metti a tacere è come se staccassi la lampadina dalla spia della benzina della macchina: anche se la spia non si accende più, la benzina finisce e la macchina prima o poi si ferma! Appena finisce l’effetto delle medicine sei punto e a capo!

Ma ci sono soluzioni più valide dei farmaci e senza effetti collaterali!

Stretching ai muscoli laterali del collo durante una posturale da WellGym a Udine

Innanzitutto bisogna capire che cosa causa il tuo male al collo. In assenza di traumi importanti, di solito le cause sono due:

  • respiri nel modo sbagliato
  • hai una postura scorretta

Queste due cose possono verificarsi da sole o contemporaneamente, ma basta una sola delle due a farti star male. E, se tralasciate, possono generare mal di testa, problemi alla vista, sindrome del tunnel carpale, dita a scatto, gomito del tennista, formicolii alle braccia, infiammazioni della cuffia dei rotatori … per fare solo alcuni esempi! Ma chi più ne ha più ne metta!

Cosa puoi fare prima che sia troppo tardi?

Analizziamo i due problemi uno alla volta.

Per quanto riguarda la respirazione, bisogna rieducare il diaframma, il principale muscolo della respirazione, a lavorare in maniera corretta. Il processo richiede un po’ di concentrazione e si svolge tramite esercizi di percezione simili a quelli dello yoga. E’ molto rilassante e agisce sui muscoli del collo e delle spalle che quando respiriamo male rimangono sempre contratti nel tentativo di far entrare più aria.

Per migliorare la postura scorretta devi innanzitutto togliere tensione alla zona. Esistono esercizi di stretching specifici per il collo, che vanno fatti con molta cautela, perché questa è una zona molto delicata.

In alternativa si possono usare degli allungamenti globali (esercizi Mezieres) per allungare contemporaneamente tutti i muscoli della zona collo-spalle-braccia, che sono strettamente collegati tra loro. Sono sicuramente più efficaci, anche se più difficili da eseguire.

Infine, ci sono dei semplici massaggi che puoi fare anche nelle pause di lavoro per prevenire l’irrigidimento  della zona cervicale.

Voglio regalarti 5 minuti di benessere

Ti spiego subito uno di questi auto-massaggi. Leggi bene, poi allontanati dallo schermo e provalo subito! Non te ne pentirai!

Immagina di avere un filo legato al centro della testa e allunga il collo il più in alto possibile, come se venissi tirato verso l’altro da quel filo. Attento a non piegare il colle, ne avanti ne indietro: lo sguardo deve rimanere orizzontale. Appoggia le dita sulle vertebre cervicali e massaggia il collo facendole scorrere in avanti e in basso, tenendo sempre lo sguardo orizzontale e andando leggermente indietro con il mento. Non esagerare con la pressione delle dita e ripeti più volte.

Automassaggio per il collo